Cittadinanza iure sanguinis e legge 74/2025: anche il Tribunale di Campobasso rimette la riforma alla Corte costituzionale

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Tribunale di Campobasso – 5 febbraio 2026


Cittadinanza iure sanguinis e legge 74/2025: anche il Tribunale di Campobasso rimette la riforma alla Corte costituzionale

Con ordinanza del 5 febbraio 2026, il Tribunale di Campobasso, nella persona del Giudice dott.ssa Claudia Carissimi, solleva dubbi di legittimità costituzionale sul nuovo art. 3-bis della legge n. 91/1992, introdotto dal decreto-legge n. 36/2025 e convertito nella legge n. 74/2025, per i suoi effetti retroattivi sul riconoscimento della cittadinanza per discendenza.

L’ordinanza interviene su un nodo ormai centrale nel contenzioso attuale ovvero la portata retroattiva sostanziale delle nuove regole e la loro capacità di incidere su situazioni che, secondo l’impostazione tradizionale dell’ordinamento italiano, integrano uno status civitatis acquisito fin dalla nascita, nei casi in cui la linea di trasmissione non si sia interrotta.

Il Tribunale ricostruisce il contenuto del nuovo art. 3-bis, l. n. 91/1992, soffermandosi sulle condizioni che, nel nuovo sistema, delimitano la possibilità di riconoscimento della cittadinanza per i nati all’estero.  Il provvedimento dedica una parte significativa all’ammissibilità della questione, chiarendo perché la valutazione costituzionale sia rilevante nel giudizio e perché non sia praticabile una interpretazione conforme capace di neutralizzare i dubbi.

Secondo il Tribunale di Campobasso, la riforma, pur presentandosi formalmente come disciplina applicabile alle domande proposte dopo la sua entrata in vigore, produce un effetto retroattivo sostanziale, in quanto incide sul contenuto di uno status che, per l’impostazione classica, si acquisisce, come detto, dalla nascita, e che i procedimenti, siano essi amministrativi o giudiziali, dovrebbero limitarsi ad accertare in chiave dichiarativa. Di conseguenza, la controversia non può essere risolta con un criterio puramente processuale o temporale: la questione riguarda la tenuta costituzionale dell’intervento normativo quando esso si traduce in una sostanziale revoca del diritto allo status, nonostante l’assenza di una scelta individuale o di un comportamento che giustifichi la perdita della cittadinanza. Pertanto, con l’ordinanza in esame, il Tribunale di Campobasso ritiene la questione non manifestamente infondata e sviluppa una serie articolata di motivi, con richiami sia a giurisprudenza costituzionale sia a principi di matrice unionale.

Il Tribunale inquadra la riforma come un intervento idoneo a comprimere in modo intenso posizioni soggettive già maturate, ponendo problemi in termini di ragionevolezza, proporzionalità e tutela dell’affidamento. Uno dei punti più rilevanti è l’osservazione circa la differenziazione tra soggetti omogenei basata su elementi accidentali, non riconducibili a condotte del singolo: la possibilità o meno di riconoscimento finisce per dipendere, ad esempio, dal momento in cui la persona abbia presentato istanza amministrativa o ricorso giudiziale, con il rischio di una disparità di trattamento non giustificata da ragioni sostanziali.

Il Tribunale dedica un autonomo motivo all’art. 22 Cost., valorizzando la natura della cittadinanza come status e non come concessione discrezionale, e ponendo l’accento sul rischio che l’intervento normativo determini una perdita sostanziale dello status in assenza di un adeguato fondamento giustificativo individuale.  La riforma viene letta come misura che, pur non qualificandosi formalmente come perdita di cittadinanza, realizza un risultato equivalente per una platea ampia di soggetti, con conseguenze particolarmente incisive sul piano dei diritti e dei doveri collegati allo status civitatis.

Un passaggio di forte rilievo è quello in cui l’ordinanza affronta il tema della cittadinanza dell’Unione: la perdita, o il mancato riconoscimento, della cittadinanza italiana, per chi rientrerebbe nel perimetro dello ius sanguinis, può incidere anche sullo status di cittadino UE e sui diritti connessi.  Il Tribunale richiama l’esigenza, costantemente affermata nella giurisprudenza unionale, che, quando l’ordinamento nazionale incide su posizioni capaci di riflettersi sulla cittadinanza UE, sia rispettato un canone di proporzionalità e una valutazione non meramente automatica. In questa prospettiva, l’ordinanza colloca la censura anche nell’alveo dell’art. 117 Cost., vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione.

Un ulteriore profilo di particolare interesse è quello relativo allo strumento normativo utilizzato. Il Tribunale problematizza l’impiego della decretazione d’urgenza in una materia, come la cittadinanza, che, per la sua incidenza sul corpo politico e sulla dimensione democratica, presenta una evidente sensibilità costituzionale.

L’ordinanza sottolinea la rilevanza della cittadinanza come componente dell’assetto costituzionale, la necessità di un confronto parlamentare pieno, tipico dell’iter ordinario e dubita della reale sussistenza dei presupposti di straordinaria necessità e urgenza, con riferimento alla retroattività e all’impatto su situazioni soggettive consolidate.

Il filo conduttore dell’ordinanza è la ricostruzione del rapporto tra diritto sostanziale alla cittadinanza iure sanguinis e strumenti di riconoscimento e accertamento, qualificati come procedimenti di accertamento e non di attribuzione costitutiva. Da qui discende la critica principale: se la riforma, nei suoi effetti concreti, determina una “revoca massiva” di uno status che il soggetto avrebbe già maturato, allora il problema non è solo di disciplina delle procedure, ma di tenuta costituzionale del contenuto sostanziale della cittadinanza e dei limiti entro cui il legislatore può ridefinire in senso peggiorativo situazioni già consolidate.

Si tratta, quindi, di una rimessione strutturata e motivata, che colloca Campobasso nel novero dei Tribunali che hanno ritenuto necessario l’intervento della Consulta sulla riforma 2025 in materia di cittadinanza, e ci si riferisce alle note ordinanze di Torino del 25 giugno 2025 e di Mantova del 23 ottobre 2025.

In attesa della decisione della Corte costituzionale, l’ordinanza di Campobasso offre agli operatori del diritto e ai soggetti interessati un quadro argomentativo articolato, destinato a incidere significativamente sui procedimenti pendenti e sulle strategie difensive nei giudizi in materia di cittadinanza italiana per discendenza. L’esito del giudizio costituzionale sarà determinante non solo per chiarire la legittimità della riforma del 2025, ma anche per definire, in prospettiva, il ruolo dello ius sanguinis nell’assetto costituzionale e democratico dell’ordinamento italiano.

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