Tribunale di Torino 13 febbraio 2026
Tribunale di Torino 13 febbraio 2026
Con la sentenza del 13 febbraio 2026, il Tribunale di Torino conferma la linea consolidata della giurisprudenza in materia di cittadinanza italiana iure sanguinis, ribadendo la natura originaria, permanente e imprescrittibile dello status di cittadino.
Il Giudice offre una ricostruzione articolata dell’evoluzione normativa valorizzando il principio secondo cui la perdita della cittadinanza può derivare esclusivamente da una condotta volontaria, consapevole e spontanea, e non da automatismi o da effetti generalizzati derivanti da ordinamenti stranieri.
Richiamando espressamente le Sezioni Unite del 2022, il Tribunale ribadisce che ai ricorrenti spetta la prova del fatto acquisitivo e della linea di trasmissione, mentre grava sul Ministero l’onere di dimostrare eventuali fatti interruttivi. Anche se riferita a ricorsi depositati prima dell’entrata in vigore del Decreto-legge n. 36/2025, questa pronuncia conferma che il diritto vivente continua ad essere fondato sui principi elaborati dalla Corte di Cassazione e dalla Corte costituzionale: cittadinanza quale status originario, trasmissibile per nascita, imprescrittibile e giustiziabile in ogni tempo.
Proprio la costante e uniforme applicazione di tali principi da parte dei Tribunali italiani rende oggi ancor più evidente il contrasto strutturale tra il diritto vivente e l’impianto restrittivo introdotto dalla legge n. 74/2025, la cui compressione retroattiva di uno status originario appare inconciliabile con l’art. 3 Cost., con il principio di ragionevolezza e con la tutela costituzionale dell’identità personale.
In questo quadro, la distanza tra l’orientamento giurisprudenziale consolidato e la nuova disciplina legislativa evidenzia un contrasto strutturale già emerso in sede giudiziaria. Alla data di pubblicazione della sentenza in esame, 13 febbraio 2026, risultano infatti già quattro ordinanze di rimessione alla Corte costituzionale, intervenute a soli nove mesi dall’entrata in vigore della legge n. 74/2025, dato che attesta la rilevanza sistemica delle questioni sollevate e la loro incidenza sull’assetto complessivo della materia.
Si confida pertanto nell’intervento della Corte costituzionale, la cui udienza risulta fissata per l’11 marzo 2026 e, alla data odierna, confermata. Il pronunciamento della Corte assumerà un rilievo determinante non solo ai fini della verifica di compatibilità costituzionale della nuova disciplina, ma anche per la riaffermazione dei principi fondamentali che governano la natura dello status civitatis nell’ordinamento italiano, assicurando uniformità interpretativa, certezza del diritto e coerenza sistemica tra legislazione e diritto vivente.





